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tratto da alcune partite che ho giocato...
L’ARTIGLIO DEL FREDDO
CAPITOLO 1 LO SCHIAVISTA
La luce della prima alba illuminava il pallido viso di Dracath, facendo sembrare la pelle di un colorito più vivo. Era alla testa della lunghissima colonna di schiavi che, con lamenti e urla provocate dalle ferite inflitte dalle fruste dei Druchii, stava marciando verso l’arca nera conosciuta nel vecchio mondo con il nome di “Artiglio del Gelo”. Per sorvegliare gli schiavi ai lati della colonna erano disposte le unità del despota, le stesse che avevano assalito il villaggio e dopo averlo saccheggiato gli avevano dato fuoco. Gli schiavi erano forse duemila o più, tutti umani provenienti dalle terre dell’Impero. Erano per la maggior parte ragazzi sui diciotto anni e donne che portavano con loro i propri bambini scampati all’assalto del villaggio; gli uomini erano per la maggior parte morti nel vano sforzo di difendere il villaggio dagli invasori. Gli elfi oscuri sapevano benissimo come utilizzare gli schiavi: quelli abbastanza forti verranno usati nei lavori più umili e gravosi, mentre quelli che non potranno essere utili nei lavori verranno sacrificati sugli altari in onore a Khaine. Mentre pensava ciò un brivido percorse la schiena di Dracath, provava una sorta di pena per coloro che moriranno sacrificati dalle spose di Khaine.
Mancava ormai una decina di chilometri agli schiavi per raggiungere la tetra imbarcazione, che già in lontananza si poteva scorgere… Quest’ultima aveva torri, costruite con roccia di colore nero come la notte, che erano molto alte: sembrava che ferissero il cielo con i loro merli appuntiti. Più che una imbarcazione sembrava una fortezza, o almeno questo era quello che pensavano i razziati imperiali. Ormai il despota assaporava già il suo compenso per tutti quegli schiavi quando ad un certo punto una figura avvolta in un mantello nero uscì dal bosco che costeggiava la strada tra le colline ricoperte del verde manto forestale. – Mio Signore Dracath – disse senza esitazione l’assassino –Sì Delekth, parla- fece come seccato il Druchii – Mio Signore io e le mie ombre abbiamo osservato che un esercito proveniente dalla provincia di Altorf si sta avvicinando a grande velocità alla nostra posizione, probabilmente sono qui…- - Per gli schiavi…- lo interruppe il despota. Gli schiavi sentendo questa notizia esultarono, ma le loro grida di gioia furono subito represse dalle fruste degli elfi oscuri. –Prima che ti congedi Delekth ho degli ordini per te…- disse Dracath, dalle cui labbra traspariva un sorriso malevolo.
I Druchii erano schierati nella strettoia che due colline formavano, era una posizione ideale, alle loro spalle la lunga colonna avanzava protetta da pochi guerrieri. Quella posizione era molto difendibile e, a causa della conformazione del suolo, gli elfi erano protetti da eventuali cariche di cavalleria sui fianchi del loro schieramento. Finalmente gli umani comparvero con una armata enorme… Dracath stimò che per ogni soldato elfo oscuro schierato vi erano tre soldati imperiali. - Soldati dell’imperò- esclamò a gran voce il generale umano – Oggi ci troviamo qui per batterci con quella gente di cuore duro e freddo…Ma noi siamo imperiali! Siamo in maggioranza numerica e Sigmar è con noi!- a queste parole i soldati umani risposero con un grido – Guardateli non anno armi da tiro e nemmeno armi da guerra! La vittoria è nostra-. A queste parole gli elfi risposero con una lunga risata di scherno. L’imperiale abbassò la spada per dare il segno della carica. I fanti partirono a passo di corsa mente i cavalieri dalle lucide armature galoppavano in tutto il loro splendore. Le file degli elfi non si mossero di un passo verso il nemico e non sembravano volerlo fare per alcuna ragione. Tra gli umani si poteva notare un prete di Sigmar particolarmente capace di trascinare i soldati infondendogli speranza. Quando Dracath lo vide portò stancamente la mano alla cintura, sciolse il laccio e impugnò la sua balestra a ripetizione. Chiuse gli occhi e tirò, il dardo si fermò a mezz’aria a un metro dal prete che esultò –Sigmar grazie per avermi protetto!- fu proprio al finire di quelle parole che la quadrella riprese la sua corsa verso l’imperiale: lo trafisse nel petto. Molto sangue usciva dalla ferita causata dalla quadrella, tanto che il prete si sentiva sempre più debole , e iniziò a cercare lo sguardo del lord Elfo che lo aveva colpito. Quando lo trovò poté vedere quanto odio traspariva dai suoi occhi. Ma sentendosi sempre più debole l’uomo si accasciò al suolo e pregò Sigmar per la vittoria dei suoi uomini. Ormai mancavano un centinaio di metri all’impatto quando il despota urlo –Delekth ora!- a quelle parole centinaia di quadrella partirono dal bosco verso le file imperiali. Erano forse cinquecento o più: alcune erano dardi di balestre mentre altri erano lunghe circa un metro e mezzo ed avevano punte capaci di tagliare in due un albero a cinquecento metri di distanza.
I morti imperiali erano moltissimi… I pochi supersiti vennero fatti schiavi.
-Ah, questo è un bel giorno…- commentò Dracath, mentre parlava con Delekth –Ho circa tremila schiavi, i miei profitti saranno enormi, ma quel che conta di più è che potrò vantarmi a corte della mia ultima battaglia-.
CAPITOLO 2
GUERRA DEL CAOS
-Dopo gli ultimi avvenimenti…- il Druchii fece un lungo respiro – Re Malekith ha deciso che dovrai partire per le terre del nord oltre le torri poste a difesa del nostro glorioso regno, al di là del ghiacciaio maledetto, per fermare un orda di adoratori degli dei caotici in rapido avvicinamento-. Dracath ,mentre il messaggero recitava la sua commedia , stava lucidando la sua lunga spada ancora bagnata di sangue dopo l’assalto al villaggio nelle terre dell’Impero. –E quale sarà la mia ricompensa?- chiese il despota curioso –In caso tu tornassi dalla battaglia la tua ricompensa sarà l’investitura a Tiranno e diventerai un generale delle armate di Re Malekith-. Il despota rinfoderò la lunga spada, con calma si alzò e con passo sicuro si avvicinò al portavoce. Quest’ultimo indietreggiò fino a ritrovarsi con le spalle al muro. Il lord Druchii all’improvviso sollevò per il collo il messaggero – Bene, non vedo l’ora di combattere ma sappi che tu hai offeso le mie capacità guerresche ipotizzando una mia morte in battaglia o un fallimento della mia missione. Perciò se tornerò vittorioso , ed è quello che farò, ti taglierò la testa-.
Il naggaronte nero di Dracath percorreva velocemente le strade dell’arca nera per arrivare alla caserma dove l’esercito Druchii attendeva il suo padrone. Il despota nel frattempo stava pensando quale fosse il modo migliore per battere i caotici: li aveva già incontrati sul campo di battaglia. Erano stati loro a provocare al morte del suo migliore amico,o almeno l’unica persona che riteneva degna di essere chiamata amico, ma questa volta li avrebbe sconfitti al costo di passarli uno per uno a fil di spada. La piazza della caserma era affollata: gli ultimi soldati stavano raggiungendo i propri reggimenti. Quando arrivò Dracath ormai l’esercito era pronto a partire. Il nobile druchii passò davanti hai propri soldati, e mentre li fissava uno per uno, poté capire che anche loro erano determinati a tornare vittoriosi da quell’impresa. Questo è un bene pensò il despota. Nonostante il suo esercito fosse molto piccolo, formato per la maggior parte da truppe comuni, sapeva che poteva contare su di loro in battaglia. Ad un certo punto, mentre il nobile Druchii stava passando davanti alle sue truppe per osservarle, una voce si alzò dall’unità di Carnefici, i soldati più disciplinati e abili in battaglia di tutta Har Ganeth. – Mio signore- fece la voce con un tono di rispetto – A eccoti finalmente Delekth, mi chiedevo dove fossi finito… - disse Dracath con la solita aria di indifferenza. Nonostante il tono con cui aveva pronunciato la sua parola, il despota, sapeva bene che un assassino era sempre utile contro il nemico. Proseguendo il suo cammino osservo nell’unità di balestrieri una snella figura avvolta in vesti di pelle nere e un lungo mantello ornato di pelo di orso bianco, brandiva inoltre un lungo bastone con in cima un teschio cornuto che emanava vapori neri. –Ah, guarda chi si vede- esclamò il nobile Druchii con un aria di soddisfazione – Non potevo mancare a questa disperata impresa Dracath- disse Isdhara - Ne sono felice - concluse il despota.
Il viaggio per il ghiacciaio maledetto durò tre giorni di marcia forzata, poiché era essenziale arrivare prima del nemico sul luogo dove si sarebbe svolto il combattimento per studiare la conformazione del suolo e sfruttarla a proprio vantaggio. Una volta arrivati , Dracath decide di tentare la difesa dove i fianchi delle montagne formavano una stretta passatoia: lì il numero dei nemici non avrebbe influito per nulla sull’esito della battaglia. E poi avevano un altro vantaggio: il vecchio ghiaccio si stendeva proprio di fronte al luogo scelto per la difesa. -Ti ricordi vero?- la domanda interruppe i piani di difesa che il despota stava organizzando con i suoi comandanti in seconda –Cosa dovrei ricordarmi?- chiese interessato il nobile Druchii. –Quando cinquemila anni fa la nostra gente si rifugiò nelle terre di Naggaroth, quando infuriava la lotta tra noi e i nostri deboli cugini, gli adoratori del caos ci attaccarono calando improvvisamente dal nord ma Morati, ben sapendo che non si poteva condurre una guerra su due fronti, maledisse il ghiacciaio. Fece il modo che qualunque essere ,a parte elfi oscuri e le loro fiere, avere messo piede sul ghiacciaio sarebbe sprofondato negli freddi abissi di quest’ultimo- - Me ne ero dimenticato, ma molto bene un altro elemento che gioca a nostro favore- disse Dracath, sulle cui labbra traspariva un sorriso malevolo.
Era ormai quasi sorto il sole, quando il despota , impegnato nella sua tenda a lucidare l’armatura prima della battaglia , avvertì una scossa del terreno piuttosto leggera. Stavano dunque arrivando: “era ora” pensò il despota “mi stavo proprio annoiando…”. Ad interrompere i suoi pensieri fu Delekth che entrò nella tenda per portare la notizia dell’avvistamento del nemico - Mio signore, l’orizzonte è oscurato da una immensa linea nera, sono moltissimi forse migliaia- -Amico mio- disse il nobile con la solita freddezza -Non ti preoccupare, non possono vincere è Khaine a guidarci-. Usciti dalla tenda Dracath gridò –Pronti per la battaglia, in posizione!-. I soldati all’udire l’ordine si riunirono nei rispettivi reggimenti e iniziarono a schierarsi nello stretto passaggio scelto per la difesa. Prima di raggiungere i suoi soldati il despota fece schierare i balestrieri e le baliste dove le montagne presentavano piccole piazzole in modo che i dardi avrebbero potuto raggiungere i nemici con una maggior precisione, e diede ordine ai cavalieri su naggaronte, che immediatamente scomparvero nel bosco.
Dracath era in prima linea in mezzo alla sua guardia che fungeva anche da reggimento scelto: i carnefici. –Elfi, questo è il vostro giorno e nessuno ve lo toglierà!- disse a gran voce il despota – Oggi sarà Khaine stesso a guidarci in battaglia- a queste parole gli elfi risposero con urla di incitamento. – Oggi non moriranno Druchii, ma moriranno caotici. Non date loro nulla, ma prendete tutto da loro e non abbiate alcuna pietà! Che le vostre lame si bagnino nel sangue del nemico!- concluse il nobile voltandosi verso il nemico in avvicinamento. –E ora…CAOTICI VENITE A PRENDERLE!!!- gridò fieramente in segno di sfida verso il nemico.
CAPITOLO 3
PER IL RE STREGONE E PER NAGGAROND
L’enorme massa di caotici si avvicinava velocemente ai pochi difensori Elfi, che spalla a spalla , tentavano una strenua resistenza per impedire al nemico di invadere le terre del Re Stregone. Orami l’orda caotica si avvicinava sempre di più al ghiacciaio. “Sara la loro fine, pazzi!” pensò Dracath mentre i primi nemici mettevano piede sulla sottile linea di ghiaccio che avrebbe decretato la loro fine. Ma i pelosi barbari ,sbavanti e chiassosi, continuavano ad avanzare senza che il ghiaccio si crepasse minimamente. -Isdhara cosa sta succedendo?-gridò il despota con una rabbia enorme –Quelli sono adoratori di Khorne, i loro sigilli li proteggono dagli incanti…- -Maledizione!- la interruppe bruscamente il nobile Druchii. –Dracath dammi del tempo, forse riesco a ripristinare l’incanto- -Bene, cercherò di trattenerli il più a lungo possibile-. Il despota si girò verso il nemico e ghigno rumorosamente. –Ah, e così non vogliono sentire il sapore freddo delle acque del lago, e? Bene, gli daremo un aiuto- e così dicendo alzo la sua magnifica lama come per indicare il cielo. Poi all’improvviso la puntò verso i nemici –Fate che le vostre quadrella si sazino col loro sangue!-. Dopo il suo incitamento i balestrieri e le baliste tirarono ,all’unisono come un unico guerriero, una raffica di dardi verso il nemico tale da non permettere ai raggi del sole di passarvi oltre. Le letali frecce raggiunsero con una velocità impressionante gli adoratori di Khorne: alcuni dardi trafissero i nemici, ma la maggior parte finì per colpire la sottile lastra di ghiaccio. Quest’ultime provocarono numerose fratture nel ghiaccio. I barbari ,non curanti delle fratture e vogliosi di sangue, continuarono la loro furiosa corsa verso il nemico. Calpestando qelli che si fermavano a causa delle ferite o quelli stanche per la lunga corsa. Il ghiacciaio cedette a causa delle numerose rotture e della maledizione che Morticia era riuscita a ripristinare,molti dei caotici sprofondarono nelle mortali acque del lago.
Ormai ancora duecento metri e i rimanenti adoratori di Khorne, bramosi di assaporare il sangue dei difensori elfi, avrebbero raggiunto le linee elfiche. Quest’ultimi erano pronti a sostenere lo scontro con il nemico, sarebbero morti fino all’ultimo elfo per impedire ai caotici di entrare nelle terre di Naggarond. I picchieri Druchii che avevano il compito di coprire i fianchi dei carnefici formarono un muro si scudi protetto dalle appuntite e affilate lame delle loro picche. I carnefici in rigoroso silenzio alzarono i loro Draich verso il celo pronti a colpire i nemici con fendenti letali. I corsari preparavano le loro armi bianche sfregandole le une contro le altre. Mentre i balestrieri e le baliste continuavano a mietere vittime tra i nemici: i caduti non si notavano in mezzo alla massa in avvicinamento. Anche le ombre che si erano nascoste tra le rocce iniziarono a tirare contro il nemico , provocando parecchie perdite. Orami mancavano una decina di metri all’impatto quando Dracath si lanciò a passo di corsa verso il nemico. I suoi uomini lo imitarono.
I difensori non si trovarono contro solo barbari pelosi ma anche imponenti guerrieri in grandi armature e alcuni demoni minori loro servi. La maestria degli elfi in corpo a corpo era di gran lunga superiore a quella del nemico ma ciò era compensato dal numero dei caotici. Gli stupidi barbari umani tentavano di penetrare la formidabile falange elica , mentre i carnefici erano impegnati a combattere i guerrieri in armatura: i fendenti dei poderosi Draich riuscivano a aprire squarci nelle compatte armature. Dracath corse verso quello che sembrava essere il campione dei guerrieri: lo colpi alla spalla con la sua lama elica che facilmente trovo una fessura tra le piastre della corazza.Uno schizzo di sangue spruzzò dalla ferita del caotico che perse l’equilibrio, il despota ne approfittò: velocemente estrasse la spada dalla ferita, e assestò un poderoso calcio al petto del nemico gridando –QUESTA E’ NAGGAROND!-. Il possente guerriero cadde sulla sottile lastra di ghiaccio , che cedette a causa del peso dell’armatura. Un demone tentò di colpire il nobile elfo oscuro alle spalle ma Delekth, che era sempre stato nascosto nell’unità di carnefici, comparve e con sorprendente velocità trafisse il mostro con la sua lama. I corsari continuavano a menare fendenti sul nemico sicuri di colpirli , erano troppi perché le spade e i coltelli li mancassero. I Druchii continuavano a mietere vittime tra il nemico, ma non sarebbe passato molto tempo prima che il vantaggio del numero si sarebbe fatto sentire. “E’ giunto il momento di sfoderare la nostra arma segreta” pensò Dracath –Presto caricate cavalieri -. Al suo grido delle figure emersero dal bosco caricando il nemico alle spalle con incredibile furore e al grido di –Per il Re Stregone e per Naggaroth!-. La carica dei cavalieri su naggaronte fu fatale al nemico che, trovandosi tra due fuochi ,decise di tentare una disperata fuga ma ciò fu impossibile: gli elfi oscuri non aprivano loro nessun varco. –Nessuna pietà- urlò il despota conficcando la propria lama nel corpo di un demone.
Ormai la battaglia sembrava volgere a favore degli elfi, quando ad un certo punto le nuvole del cielo diventarono rosse: una grande cometa di fuoco cadde in mezzo alle file di caotici che tentavano la fuga. Un enorme demone, che brandiva una immensa ascia bronzea che recava impressa al runa di Khorne con il sangue, si erse dai corpi dei caduti. Menando violenti fendenti falciò sia nemici che amici: ai suoi occhi erano tutti prede. Dracath, si sentì crescere dentro una furia immensa, si avvicinò al demone a passo di corsa e gridò –Questa è la mia spada! Questa è il mio odio!- saltando, lo trafisse alla gola con la splendida lama, uccidendolo sul colpo.
_________________ Non per Gloria, Ma per Vil Moneta
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